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Il settore immobiliare si è bloccato. I prezzi scenderanno?

 

L’acquisto di una casa è la decisione di una vita. Chi può decidere adesso?

 

crisi del mercato immobiliare - coronavirus

 

“L’acquisto di una casa è la decisione di una vita. Chi, psicologicamente, può decidere adesso? “, chiede un responsabile del settore. Il mercato immobiliare si è “eclissato” nelle ultime settimane, ci sono sospensioni, dubbi e cancellazioni. E i nuovi progetti di costruzione ne sono interessati. Quasi tutti pensano a prezzi più bassi, a seguito della recessione e di alcune offerte che vengono immesse sul mercato, ma ci sono quelli che avvertono: c’erano molti proprietari che hanno venduto durante l’ultima crisi e poi se ne sono pentiti. Soprattutto perché, una volta superata questa tempesta, il ” virus non cancellerà il fascino e la bellezza dei luoghi di residenza“.

 

Quale proprietario aprirà la sua casa ai potenziali acquirenti in questi tempi di isolamento e distacco sociale? E quale acquirente passerà all’acquisto senza prima vedere la casa e solo guardando le immagini selezionate su una piattaforma online? Anche se un venditore e un acquirente vogliono davvero chiudere un affare, in questo momento, per fiducia o perché l’acquirente conosce già la proprietà in questione, sarà molto difficile stipulare un contratto – si richiede la presenza fisica delle parti e un notaio. E ormai da diverse settimane, i notai stanno operando a meno della metà del regime normale, limitando l’attività alle operazioni “urgenti, che non possono attendere”.

 

Le aziende hanno scommesso pesantemente sui progressi delle piattaforme elettroniche, ma negli ultimi giorni abbiamo avuto prove inconfutabili che gli affari non si svolgono senza un contatto fisico. Da più parti si afferma che il settore si è “eclissato”: ci si è fermati per settimane, e se ci sono state transazioni sono state sporadiche. Non è possibile avere contatti con il pubblico e da vari giorni non ci sono state visite degli acquirenti nelle case”.

 

Solo pochi mesi fa, anche se c’erano stati segnali di un “chiaro arresto” nell’aumento dei prezzi immobiliari, l’agenzia Moody’s aveva previsto un aumento del 4% dei prezzi delle case nel 2020. Questo aumento è ora diventato un miraggio. Si ammette che il 2020 avrà una “correzione al ribasso”, dopo l’aumento a doppia cifra dal 2013, ma è “difficile prevedere di quanto“.

 

Ritardi e battute d’arresto (che si trasformano sempre più in cancellazioni)

Nel mercato interno, abbiamo già visto un arresto degli affari in corso. C’erano varie contrattazioni che erano in fase di prenotazione (promessa di acquisto e contratto di vendita),  vari progetti di case in fase di  progettazione, ma molti di questi clienti hanno già fatto marcia indietro e hanno detto che vogliono aspettare per capire come la situazione si evolverà.

Vi sono vincoli molto forti sull’attività degli agenti immobiliari che fanno sì che un mercato surriscaldato, in cui molti hanno visto una bolla (causata da un’offerta insufficiente e dall’aumento dei prezzi), diventi un mercato morto. L’acquisto di una casa è spesso la decisione di una vita. E chi, psicologicamente, può decidere una cosa del genere adesso?

 

Si osserva che questo è stato un anno iniziato in modo molto positivo. Le prime notizie della situazione della pandemia in Cina “sembravano essere distanti”, sebbene presto ci si fosse resi conto che avrebbe potuto avere un “impatto indiretto”. Pertanto, i primi due mesi sono stati relativamente normali

 


 

Si afferma che, inizialmente, poiché la massima priorità era di proteggere le persone, tutte le contrattazioni e le decisioni erano state rinviate, anche se si ipotizzava che le persone coinvolte nel mercato immobiliare, venditori e acquirenti, rimanessero interessate a concludere gli affari iniziati. Quindi, nel primo periodo non ci sono state molte cancellazioni, ma solamente rallentamenti e rinvii dei procedimenti”.


Quindi all’inizio, le visite ai notai erano state limitate, e le contrattazioni avvenivano a “porte chiuse”. Le visite alle proprietà erano diventate prevalentemente visite virtuali . Le attività  in cui era prevista solo l’approvazione del credito hanno avuto la possibilità di svolgersi regolarmente. Ma all’arrivo di aprile (e poi, a maggio), con la massima priorità alla protezione delle persone, tutte le attività sono state posticipate , e sono state rinviate tutte le decisioni. Si teme che quanto più dura la crisi sanitaria, tanto più è probabile che i rinvii si trasformino in cancellazioni.

 

Ultimamente si calcola che nei tre quarti delle contrattazioni (80%) i clienti sono propensi di rinunciare all’affare anche se ormai in fase avanzata: addirittura il 20% dei clienti sarebbero pronti a cancellare l’acquisto o la vendita nonostante avessero sottoscritto la promessa di acquistare o di vendere. Con la cessazione forzata dell’attività immobiliare – che è inclusa nei settori non essenziali del decreto legge che dichiara lo stato di calamità, questi numeri tendono solo a peggiorare .

Prezzi più bassi? Esistono già “piccoli risparmiatori in cerca di opportunità”

Quando non c’è domanda,  i prezzi scendono. Ora i prezzi dovranno scendere? Quanto? Dipende dalla tempistica delle restrizioni per la pandemia,  ma anche dalla capacità dei venditori di attendere tempi più favorevoli.

In questa situazione potrebbe crescere l’interesse per possibili “occasioni“. Si ipotizza che  i “piccoli risparmiatori” stiano già cercando informazioni relative all’opportunità di acquistare immobili”. L’investimento immobiliare è un’opzione culturalmente molto radicata“.

 

Da più fonti si  sottolinea che, soprattutto in un contesto di bassi tassi di interesse, “gli immobili sono sempre stati un settore di rifugio”. “ Coloro che hanno liquidità hanno spesso buone opportunità di investimento nel settore immobiliare , è sempre stato così. E basti pensare che in Cina, a varie settimane di distanza da questa epidemia, in relazione all’Europa, gli uffici immobiliari hanno già ripreso il 90% dell’attività”.

D’altra parte, gli esperti del settore immobiliare, “la cosa più preoccupante è che non si hanno certezze che i lavori inizieranno o di quanto saranno ritardati”. Questi ritardi ovviamente avranno anche implicazioni nel processo decisionale. Questa incertezza crea una grave serie di problemi a tutto il settore.

Un mercato “in  pausa“. Il recupero può essere rapido?

Il settore immobiliare è sempre uno dei primi a soffrire in caso di crisi. Quando c’è una crisi, le agenzie immobiliari scompaiono, quando la situazione inizia a migliorare, esse nascono come funghi.

In questa situazione il rallentamento degli affari è inevitabile, e viene avvertito da tutti i settori. Ma non appena la crisi sanitaria si attenuerà, sarà il settore immobiliare a far leva di nuovo su altri settori. Si sostiene inoltre che storicamente “il settore immobiliare è sempre stato il primo settore a rinascere dalle ceneri”. 

 


Molti esperti affermano che, pur in una generale situazione negativa dovuta alla crisi pandemica, nel settore immobiliare gli investimenti non sono azzerati completamente, perché i grandi investitori stanno cercando di capire quali sono le opportunità da cogliere. Questo non garantisce la certezza della ripresa e non dice quando essa sarà effettiva, ma ciò crea un motivo di fiducia nella soluzione positiva della crisi. 


 

 

Un’altra affermazione comune tra gli addetti del settore immobiliare, che genera speranza e fiducia, è quella relativa al fatto che la crisi sanitaria non può modificare l’atteggiamento ospitale, l’educazione, la cortesia tra venditori e acquirenti di case, e inoltre la bellezza delle abitazioni e dei luoghi in cui esse sorgono non viene per niente intaccata dal virus.

 

La ripresa sarà rapida se i virus rimangono “sotto controllo”

Gli speculatori del settore immobiliare fanno girare voci di un ribasso dei prezzi del 30%. Ciò è esagerato, a detta di molti esperti economisti, che tuttavia affermano che una riduzione dei prezzi sarà inevitabile, anche se non di quella portata. Ci saranno pre-vendite a prezzi più bassi per attrarre investimenti, e gli acquirenti avranno bisogno dell’incentivo sui prezzi per investire.

Gli esperti inoltre dichiarano che visto che potrebbe mancare la capacità finanziaria dei grandi investitori,  perché un grande capitale è scomparso dai mercati finanziari, ci sarà un calo dei prezzi. 

Ma nel mezzo dell’incertezza generale, c’è un fattore che sarà decisivo. Se i Paesi riescono a mantenere la pandemia sotto controllo, ci saranno dei benefici anche per gli affari immobiliari.

Il settore sopravviverà fino al ritorno alla normalità?

Con le agenzie immobiliari e le imprese edili bloccate e migliaia di professionisti e lavoratori che non possono accedere al sussidio di licenziamento, la situazione non è delle migliori.

I rappresentanti politici del settore immobiliario cercano di fare pressioni per far approvare dai parlamenti dei pacchetti specifici che garantiscano il finanziamento dei salari fino al limite minimo.

Ovviamente, come per gli altri settori, quello immobiliare non vuole che i propri addetti vengano abbandonati in un contesto economico lavorativo pieno di problemi e incertezze. 

 

L’edilizia non si ferma. L’effetto della crisi arriverà più tardi

Nell’edilizia, lo scenario è diverso, il peggior impatto potrebbe arrivare più tardi. Qui i lavori non si sono fermati, almeno non completamente.

È chiaro che gli operai edili non stanno lavorando a pieno regime, ma le attività di costruzione non si sono fermate

Coloro che già soffrono sono i team degli architetti dell’area di progetto. Cioè, tutti gli investimenti fatti all’inizio di un progetto rimangono in attesa.

L’impatto della crisi pandemica nel settore edile si potrebbe fare sentire entro alcuni mesi, quando i lavori in corso saranno ultimati e non vi saranno ulteriori progetti da realizzare. 

 

 

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